Passo dopo passo i chilometri diminuiscono, ma la stanchezza aumenta; il sole è

scomparso dietro le montagne e fa molto più freddo, ormai vado avanti per inerzia. Il GPS

mi segnala che manca 1 km; un chilometro, un solo chilometro per arrivare al punto che

ho inseguito per due anni e finalmente il 24 aprile 2006, alle 22:37 ho conquistato il Polo

Nord geomagnetico al 79°51’NE e 71°49’W, da solo!

POLO NORD GEO MAGNETICO
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over-ice 2006 ... verso il nord geo magnetico da solo

E’ il 4 aprile 2006, si parte. Un piccolo aereo mi porta da Resolute Bay ad Eureka Sound, in una zona dove il ghiaccio è un po’ più stabile a circa 200 km dal Polo Nord, da lì inizierà la vera e propria marcia verso il Polo Nord geo-magnetico. Il viaggio è lungo e sotto le piccole ali dell’aereo, si intravedono paesaggi meravigliosi; la banchisa polare da quassù assomiglia ad un tappeto di velluto bianco. Sorvoliamo l’isola di Ellesmere i cui ghiacciai scendono dall’altopiano fermandosi all’inizio dell’Oceano Artico e dopo quasi quattro ore e mezza di volo, arriviamo all’sola di Bache.

Primo tentativo di atterraggio fallito: il ghiaccio è irregolare e impedisce l’atterraggio, l’aereo riprende quota, vira e fa un nuovo tentativo, tocca il ghiaccio per alcune centinaia di metri, poi risale di nuovo molto bruscamente. Non è semplice atterrare sul ghiaccio, ma al terzo tentativo; con dei forti tremori della carlinga, l’aereo tocca la banchisa e frena la sua corsa alzando un polverone di neve che nasconde il sole. Il pilota mi apre il portellone, comincia il viaggio.

L’aria è gelida, ma il posto è incantevole; almeno una volta vorrei essere capace di far provare alle persone quello che un esploratore prova durante queste traversate, purtroppo è molto difficile. Mentre mi preparo la cena all’interno della tendina, il sole sta scomparendo dietro il Passo di Sverdrap colorando le rocce delle montagne di arancione ed il ghiaccio di un rosa intenso. Dopo aver cenato mi infilo all’interno del sacco letto, procedura molto lunga ed impegnativa dato che devo infilarmi prima in una busta di nylon e poi nel sacco a pelo. Una volta dentro, chiudo tutto lasciando solo un’apertura larga quanto una mela per respirare, ma durante la notte questo buco viene chiuso quasi totalmente dal ghiaccio. Il vero trauma è il risveglio alla mattina perché ogni piccola mossa basta per far entrare all’interno del sacco un buon quantitativo di ghiaccio che congela tutte le buone intenzioni per affrontare una giornata.

Sono le dei del mattino, accendo il fornello e preparo il tè da bere durante la giornata, il sole è già alto, ma la temperatura esterna è di - 38°, questa notte ho avuto freddo, entrava dell’aria all’interno del sacco letto e ho faticato a prendere sonno. In più, sentire la banchisa rompersi e sapere di essere a casa dell’orso bianco, senza invito ufficiale, sono tutte cose che non aiutano un sonno tranquillo e ristoratore.

 

 

 

 

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Le ore passano e attraversare l’Isola di Bache è molto impegnativo, la rampa da risalire è

ripida, intorno ai 30° di pendenza, con una slitta da 135 kg e senza un paranco, è un’impresa.

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PENINSULA DI BACHE - ELLESMERE

...La banchisa si è rotta a poco più di 60 metri dalla mia tendina e al suo posto si sta

rapidamente formando un lago, l'acqua avanza velocemente. In 10 minuti smonto il

campo, operazione che solitamente mi impegna per circa due ore. Tremo, si sentono

ancora boati in lontananza, sono in pericolo, la banchisa potrebbe rompersi ancora di più,

devo spostarmi velocemente...

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